Racconti di Volo

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Racconti di Volo

Messaggio  Ermanno Cavallini il Sab Mar 01, 2008 4:12 pm

Ciao a tutti! Smile
con questo inizia una serie di racconti scaturiti dalla mia esperienza di volo.
spero che l'appetito venga mangiando e che anche altri pubblichino qui racconti scaturiti dal loro incontro con il fantastico mondo del volo.
Naturalmente l'invito è esteso a tutti i piloti di qualunque mezzo volante e appartenenti o meno a qualunque associazione, la nostra compresa.

Buona lettura !

Ermanno cavallini


Ultima modifica di Ermanno Cavallini il Dom Mar 02, 2008 4:21 pm, modificato 1 volta
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Racconto vincitore 1° premio concorso nazionale patrocinato dall’aeroclub d’italia “il mio cielo” 2006

Messaggio  Ermanno Cavallini il Sab Mar 01, 2008 4:14 pm

Gente dell'aria

Il cielo estivo azzurro e limpidissimo ascolta il gridare dei gabbiani lungo la costa...
Lentamente si rende percepibile un ronzio diffuso eppure profondo, aumenta e aumenta ancora.
Quando comincia a farsi riconoscere come il pulsare di un motore appare un piccolo aereo in lontananza.
Lentamente la sagomina scura diventa un monoplano colorato.
Quando finalmente passa sopra la pista rivela delle corte ali bianche, la fusoliera rossa, la coda, gli alettoni e le carenature delle ruote gialle gli danno un nonsoché dei duelli aerei avvenuti tanti anni prima in un'altra epoca e in un altro mondo...
Il piccolo aereo vira, compie un giro completo, poi quasi con pigrizia si allarga sulla pista e inizia a scendere.
Poco prima della pista un rotore lo fa oscillare poco sopra un albero, il piccolo aereo con una correzione elegante si raddrizza quasi a sottolineare come non sia pericoloso farsi cullare dal vento, poi dopo un dolce raccordo tocca la lunga pista verde smeraldo dell'erba di tarda primavera.
Poco a poco il piccolo aereo rulla, si avvicina al grande cancello, si ferma, il pilota scende con il motore ancora in moto, a mano spinge il grande cancello, poi risalito, continua il rullaggio avvicinandosi ancora.
A pochi metri sul vecchio piazzale mostra i suoi particolari e in un'orgia di colori smaglianti, gira la coda e spenge il motore.
Ne esce un ragazzo invecchiato, di quelli che portano ancora il sé bambino nel cuore.
La ragazza lo guarda e non capisce.......
Di solito i piloti su quel piccolo aeroporto turistico sono i soliti ricchi, che giocano con gli aereoplani per farsi belli agli occhi degli altri e forse per ingannare un poco se stessi.
Ha provato anche lei a volare, è fin da piccola che lo desidera tanto, ma ha trovato un ambiente fin troppo conformista, quelle persone non avevano la luce negli occhi che lei aveva avuto e che negli altri aveva tanto cercato.
Si, l'aveva cercata tanto da bambina, ma con il tempo si era rassegnata e ormai non si aspettava più di trovarla.
Eppure, nonostante ogni evidenza, lei sapeva che quello che cercava esisteva.
Fu così che si avvicinò allo strano pilota.
La fortuna, o forse qualcos'altro, volle che lei trovasse il coraggio di parlargli, lui vide la luce negli occhi e la riconobbe.
Seppe in un attimo che in fondo anche lei era come lui, seppe che poteva parlargli liberamente, oltre ogni apparenza.
La fece salire sul suo piccolo aeroplano, gli parlò di aerei costruiti nei garages, strappando il tempo alla famiglia.
Gli parlò di tramonti mozzafiato, di terribili cumuli nembi e di come a volte ci si senta più a casa nel cielo che sulla terra.
Se imparerai a volare imparerai un sacco di cose, aerotecnica, navigazione, metereologia, le disse.
Ma non lasciarti ingannare, le cose più importanti che un vero pilota impara sono quelle su se stesso.
E qui siamo tutti uguali, non importa se sei uomo o donna, povero o ricco, giovane o vecchio, solo la tua volontà, la sfida interiore può decidere se fai parte o no della gente dell'aria.
La ragazza lo guardava perplessa....gente dell'aria?
Vedi, le disse lui, non tutti quelli che hanno un brevetto sono gente dell'aria.
E perché no? disse lei.
Perché non basta l'apparenza, per volare davvero, ci vuole altro.
Non basta aver imparato quasi a pappagallo i parametri di un aeroplano, tantomeno fare qualche giro campo.
Fece una pausa, quasi per cercare parole difficili che gli sfuggivano.
Vedi...Molti dei migliori piloti che ho conosciuto, sono persone che non badano alle apparenze.
Tutti simpatici e tutti un po' strani......
Di solito li trovi in hangar, accucciati sotto qualche aeroplano, intenti a discutere con l'amico meccanico di qualche problema tecnico.
Sono quelli che in volo ti fanno sembrare tutto facile, tutto tranquillo.
A volte hanno le mani sporche di grasso, ma sempre un cuore pulito.
Sono queste le persone che possono davvero insegnarti, ma bada bene, solo fino ad un certo punto, perché poi tutto dipende da te.
Nessuno, nemmeno tu, potrai dire che non sei in gamba se dopo il primo volo da solista riporti dolcemente l'aereo al suolo, o se volando nella turbolenza mantieni la calma come non avresti mai immaginato.
Qualche volta alla gente dell'aria può capitare di ritrovarsi seduta su un prato, affranta a osservare l'aereo che ha danneggiato per un atterraggio sbagliato o per aver preso una staccionata in rullaggio; anche da questi errori si impara.
Il volo ti ricorda chi sei, con lui non si può barare, se non segui le sue leggi può ucciderti, ma al tempo stesso ti fa sentire vivo.

La gente dell'aria non solo vola, ma cresce, esplora, percorre un cammino.
E se qualche volta compie un errore, mai lo nasconde ai suoi pari.
Sa che ogni sua esperienza può essere utile ad un altro, forse addirittura salvare delle vite.
Sa che in realtà solo chi non vola non fa nessun errore; non fa errori solo chi non progredisce.
La gente dell'aria è composta da persone comuni, come te e me.
Nessuno di loro è nato eccezionale, ma lo è diventato perché ha voluto compiere un cammino.
Pensandoci bene, forse c'è gente dell'aria anche tra chi non vola.
Forse è gente dell'aria chiunque ha deciso di crescere, di capire chi è veramente.
Forse è gente dell'aria chi ha scorto la scintilla divina che eguale batte sia dentro di loro che nel cielo infinito.

La ragazza rimase in silenzio...lui prese a spingere il piccolo monoposto dentro l'hangar, lei dopo un attimo di esitazione prese ad aiutarlo.....domani mi insegni a pilotare?
Un'altra giornata è passata, un altro passo del cammino è compiuto, un altro cadetto del popolo dell'aria ha ritrovato casa.....[img][/img][img][/img


Ultima modifica di Ermanno Cavallini il Dom Mar 02, 2008 4:52 pm, modificato 4 volte
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Fano 1944 - 2004 sesanta anni sono un battito d'ali

Messaggio  Ermanno Cavallini il Sab Mar 01, 2008 4:18 pm

Accadde di novembre.
Era una giornata grigia, strana.
Nuvole basse, scure, dense e irregolari giocavano a nascondino, con un sole che si intuiva più che vedersi;
altissimo sopra uno strato di nuvole a velo.
Un vento gelido che qui chiamano garbino, spazzava la lunga pista in erba di più di mille metri.
L'aeroporto nella sua relativa vastità pareva semiabbandonato, spopolato di tutta quella variopinta umanità che lo presidia nei fine settimana di bel tempo.
Questi sono giorni in cui ci si ritrova in pochi.
Faccio un po’ di piccola manutenzione, nel frattempo penso.
Strofino forte il panno sul tettuccio in lexan e poi senza sapere veramente perché decido, un volo oggi lo faccio comunque.
Il volkswagen 1600 questa volta parte quasi subito; un colpo forte con la mano e l'elica si mette a mulinare tranquilla, pericolosa solo per chi non conosce il suo mondo.
Mentre rullo nessuno mi guarda sono solo.
Prove motore, uno sguardo fuori, nessun aereo in circuito, penso che oggi è un giorno scomodo per volare.
Non pericoloso per chi conosce il cielo, ma scomodo.
Molti frequentatori abituali qui, oggi, non amano la scomodità, la maggioranza direi.
"Fano-Radio qui Papa Sierra che allinea e decolla per la 05 ........". nessuno risponde......il rombo del motore cresce, la velocità a poco a poco aumenta, prima lentissima, poi sempre più veloce, un saltello per evitare i sassi e sono in aria.
Costringo il mio piccolo aereo a volo radente a 50 cm dalla pista per prendere velocità...40, 50, 60 miglia all'ora e ancora a volo radente, finalmente raggiungo 70 MPH, sento come uno strappo nuovo, l'aereo accellera meglio.
I giri al minuto sono saliti con la manetta a fondo corsa da 2900 a 3200, finalmente l'elica entra in tiro e il Colibrì mostra la sua natura di piccolo puledro.
Salgo a quota di circuito nessuno in volo, la radio muta.
Continuo a salire verso sud-ovest...2000 piedi, raggiungo la base delle prime discontinue nubi.
E’ un mondo irreale quello che si presenta solo per me, chiuso nel piccolo aereo monoposto, in mezzo ad un cielo che mi pare ad un tratto infinito e selvaggio.
Irreale ma bellissimo eppure vero.
Vero per me che in quel momento sono straniero alla terra.
Continuo a salire dirigendo su Fossombrone 3000 , 4000 piedi , banchi di nubi a destra e a sinistra, ma avanti si scorge un grosso varco verso San Sepolcro la mia meta del vagabondare di quel giorno, comunque tutto grigio, irreale, magico.
Gioco con le nubi, c'è un me razionale, lucido, che manovra abilmente, valuta, stabilisce criteri di sicurezza e decide di procedere.
Un altro me, piu profondo, è smarrito.
Mi sento un ragazzino perduto in una natura immensa, affascinante, paurosa e terribile.
Il tempo scorre sul cronometro ma perde di significato.
Le emozioni interiori non seguono piu il suo scorrere.
Una protuberanza di una nube, piccola e isolata lambisce la mia sinistra, l'ala ci scompare dentro.
Poi per un attimo tutto l'aereo svanice e per un attimo il mondo consueto smette di esistere.
In quell'attimo senza tempo sento come una voce, ma senza suono, come una mano tranquilla sulla spalla di un fratello maggiore, l'occhio troppo fantasioso immagina una sagoma scura che vola al mio fianco e dentro un amico che sorride.
L'attimo è passato, di nuovo il cielo, di nuovo la terra, le nubi e la destinazione verso cui tendere.
Eppure per tutto il volo successivo, quando trovo un passaggio sopra gli appennini verso san sepolcro, mi sento più tranquillo è come se al mio fianco volassero degli angeli, invisibili ma reali, forse un po’ tristi ma immensamente tranquilli.
Al mio ritorno tre ore dopo, il cielo è molto più aperto, sono solo eppure è come se volassi in compagnia di fratelli, fratelli invisibili.
Per un attimo ho un'allucinazione, tre P47 Thunderbolt della 2°guerra mondiale volano in formazione perfetta intorno a me.
Solo un attimo senza tempo per scorgere le facce dei piloti attraverso i tettucci e le maschere per l'ossigeno aperte.
Facce tristi di ragazzi, facce stanche eppure tranquille.
Un rossiccio con le lentiggini mi accenna un saluto.
Un attimo, eppure mi trasmette con uno sguardo sia la gioia di volare che la tristezza per una guerra di cui non ha visto la fine.
Ho sognato ad occhi aperti, non c'è nessuno intorno a me, sono solo.
Arrivo per entrare in circuito a Fano e.. che strano ....ho la sensazione che tre P47 virino per entrare in circuito davanti a me.
Ma il circuito che fanno non è lo stesso che mi accingo a impiegare.
Quello su cui stanno atterrando è la loro base.
Il loro è un aeroporto, stracolmo di aerei, tre Squadrons del 79° Fighter Group dell' USAAFin quel gennaio del 1944 occupano, riempiendola, la pur vasta area tappezzata a grelle dell'aeroporto di Fano, c'è un caos apparente dappertutto, lunghe file di P47 sono interrotte di tanto in tanto da aerei di passaggio, C 47 da trasporto, B 25 da bombardamento medio e perfino una Fortezza Volante B17 atterrata chssà per quale emergenza.
Tutto questo mi appare solo per un attimo, poi di nuovo al suo posto vedo il mio aeroporto di Fano, quello da cui oggi sono decollato nel 2007;
Questo a paragone mi sembra deserto, di uomini, mezzi, emozioni e passioni.
Niente piu grelle e fango, niente più caos e meccanici che lavorano all'aperto intorno agli aerei come formiche;
solo un lindo, freddo, piccolo aeroporto di provincia, popolato da uomini che non vogliono aver memoria di ciò che è stato.
Eppure lo spirito di quegli uomini, piloti e meccanici di guerra, stanchi ma convinti di combattere una guerra giusta, è ancora lì da qualche parte, invisibile ma reale.
Penso che forse quelle giovani vite che lo hanno popolato nei loro momenti più drammatici e vitali, palpitano ancora in qualche modo e cercano di spiegarci perché.
Forse in certi momenti a chi è più sensibile, essi sussurrano.
Sussurrano ciò che è stato, ciò che è radice del nostro presente, un presente che forse noi non vogliamo veramente conoscere.

Di
Ermanno Cavallini
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scuola di vita

Messaggio  Ermanno Cavallini il Sab Mar 01, 2008 6:37 pm

Rifletto tra me mentre sorvolo la costa a sud del delta del po, oggi è una giornata piena di foschia, tutto appare ovattato.
Penso al rumore che fa il motore del mio colibrì.
Penso a quanto è piccolo il mio aereo rispetto all'immensità del cielo, e penso alla giornata ormai quasi completamente trascorsa.
Questa mattina presto sono andato all'hangar del vecchio aeroclub, da solo ho aperto le pesanti porte scorrevoli.
Non c'era nessuno, o meglio c'erano un paio di persone, indifferenti, distanti che portavanno a spasso il cane.
Non uno sguardo, nessun interesse per il piccolo aereo monoposto bianco rosso e giallo che viene spinto dal solitario pilota sul piazzale.
Guardandoli, sento che percepiscono l'aviazione leggera solo come uno svago pavoneggiante di ricchi ragazzi invecchiati.
Il mio aereo mi aspettava silenzioso eppure è come se mi guardasse severo o forse comprensivo.
Mentre avvio a mano il motore (ho preferito la doppia accensione al motorino d'avviamento) sento i loro sguardi appena interessati, immagino quanto possa sembrare pericoloso a loro l'avviamento a lancio dell'elica di un aereoplano, non siamo nel 1918 ma nel 2006.
Dopo un paio di tentativi il motore prende vita, penso che la regolazione che ho fatto della distanza delle candele ha risolto i soliti frustranti problemi di accensione.
Ma quanti oggi prendono gli attrezzi e mettono le mani sul loro aeroplano? pochi penso, troppo pochi.
Oggi molti piloti non conoscono i veramente i loro aeroplani.
Mentre scalda il motore mi preparo al viaggio di circa 2 ore, per andare alla riunione dei costruttori amatori su al nord.
Ho pianificato un lungocosta fino al delta del Po e poi Chioggia, poi si vedrà.
Sono decollato nella foschia da un aeroporto addormentato che sembra ignorarmi.
Sopra Rimini ancora foschia, poco dopo Cervia i primi raggi di sole, da lì ho continuato a volare in un cielo sempre più festoso e luminoso.
Venezia avvicinamento, mi risponde con la voce di un controllore allegro e gentile che accetta la mia deviazione dalle rotte obbligate per il volo a vista, sorvolerò il grande aeroporto commerciale di Tessera.
E' sabato, non c'e attività sulla base militare di Istrana, e anche l'attività commerciale di linea è ridotta, un altro controllore mi permette di riportare sulla verticale dell' aeroporto di Treviso. Se fosse giorno lavorativo probabilmente me lo potrei sognare;
sarei stato costretto a costeggiare fino a Jesolo e poi risalendo il Piave fino all'aviosuperficie annidata tra le sue sponde, un nido di vecchi biplani e aerei autocostruiti di ogni genere.
Mentre volo penso che ci sono tante aviazioni.
C'è l'aviazione commerciale, un mondo lucente di grandi aeroporti pieni di giganteschi jet, con poco tempo da perdere e molti passeggeri ignari da trasportare.
C'è l'aviazione militare, un ambiente anch'esso molto professionale ma con logiche più legate al dovere e in perenne lotta con il magro bilancio.
C'è l'aviazione da turismo e ultraleggera, composta in maggioranza da piloti che raramente si allontanano dal loro piccolo aereoporto, tutti contenti del loro voletto domenicale nei dintorni del campo.
C'è poi una aviazione più vera, trasversale a tutte le altre.
Un aviazione molto variegata, spesso non evidente, viva, pulsante, dove ogni appartenente si riconosce come un vecchio compagno, indipendentemente dall'estrazione e dalla nazionalità.
Questa è l'aviazione che mi interessa, un'aviazione che è una strada per conoscere il mondo all'esterno e soprattutto all' interno di me.
Mentre volo nella densa foschia mi sembra quasi di sentire intorno a me i fantasmi di tutti i piloti che in ogni tempo hanno condiviso questa strada: Antoine e Mermoz con i loro biplani aperti dell'aeropostale, Closterman sul suo Spitfire, i fratelli Wight, Ferrarin con il suo Sva, e molti altri di cui mai sentiremo parlare.
Una moltitudine di aerei di ogni tipo ed epoca vola accanto a me: Macchi 202, B 25, triplami Foker, biplani SPAD, tutti diversi,tutti amici, tutti fratelli, tutti fantasmi.
Ma cosa vogliono da me? perchè sembrano proteggermi?
Improvvisamente rimango stordito e capisco.........
Mi sorprendo a piangere, mentre i miei amici mi guardano e io ricordo....
Sono anche io uno di loro, mi sono vicini perché ho una missione a cui non posso sottrarmi.
Sono molte le cose che ancora non so, ma ora ho almeno una certezza:
so che a qualcuno di noi è stato concesso di tornare, per capire, per imparare e per insegnare a chi vorrà la strada del cielo.

Questo penso, a 1000 piedi sopra la costa mentre avanzo nella foschia di metà Gennaio.

Ermanno



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in volo verso il passato!

Messaggio  massimo il Sab Gen 17, 2009 3:02 pm

sul sito:

http://www.sniffilm.it/storia

altri due racconti che trattano di volo a vista in partenza dalle marche verso...il passato!

massimo
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Re: Racconti di Volo

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